Il bricoleur

trapano

Definiamolo!

 

 

  • Bricoleur, dal francese bricoler (verbo tr. e intr.)= ‘fare piccoli lavori manuali‘.
  • Una persona, come uno scrittore, artista, ecc., che crea utilizzando una vasta gamma di materiali.
  • L’uomo, come creatore di cultura, è come un bricoleur, […] che fa costruzioni per il gusto delle cose con tutto ciò che trova in giro.” — American Anthropologist – 1965
  • “[…] è un termine usato in diverse discipline, tra cui l’arti visive e letteratura, per fare riferimento per la costruzione o la creazione di un lavoro da una vasta gamma di cose che capita di essere a disposizione, o un di lavoro creato da un tale processo.” – fonte Wikipedia inglese.

Io sono un bricoleur [“Oui, je suis un bricoleur!“]

Lavorare con le mani mi permette di pensare. Mi piace la possibilità combinatoria dei materiali e degli oggetti. Sono un bricoleur dadaista, adepto del ready-made.

Che da un pezzo di ferro + un pezzo di legno + qualche vite (e dei buoni attrezzi) si possa dar forma a oggetti nuovi o ripararne di vecchi, lo trovo proprio una bella cosa.
Qualunque sia il risultato finale, bello o brutto, prova di creatività o ingegno di riparazione, il bricoleur che è in me prova sempre un orgogliosa fierezza a maneggiare, creare o far (ri)funzionare un oggetto.

Mi piace utilizzare materiali di recupero, amo i ferrivecchi, gli sbratti: les brocantes, come direbbero i francesi, depositi di “testimoni fossili di un individuo o di una società“. [Claude Lévi-Strauss, cfr. oltre].

Ma non disdegno e non manco mai di sbirciare vicino ai cassonetti della spazzatura (non dentro, non arrivo a tanto). A volte si trovano dei veri tesori. Non rinuncio mai a raccogliere ogni vite, bullone, rondella che trovo per strada (mia
figlia lo sa e me ne porta fiera in regalo quando ne trova). So che prima o poi mi serviranno e li riutilizzerò. Le strade a grande scorrimento sono una miniera di ferramenta persa dai veicoli.

Inoltre c’è una fierezza particolare nel costruirsi “cose” che altri non possono far altro che comprare [‘altri’ che ti guardano perplessi quando mostri loro il manufatto]. Riparare, da soli, è questo che conta, e con poco, quello che ti costerebbe come pezzo di ricambio o intervento di tecnico, è fonte di grande soddisfazione. Che poi il pezzo di ricambio (o come spesso accade al giorno d’oggi) l’oggetto intero costi un’inezia non ha importanza. E’ il processo (mentale) che conta, per non menzionare l’aspetto etico nell’attitudine autarchica ed accumulatoria del bricoleur: inverte, quando possibile, l’assunto per cui oramai non vale più la pena di conservare e riparare, conviene ricomprare nuovo tutto. Sapere poi che riciclando, riparando, riadattando ho contribuito un pochino alla salvaguardia ecologica del povero pianeta aggiunge un motivo di fierezza in più.

Di questi tempi, vili e mercantili, il termine bricoleur è stato banalizzato dall’offerta pubblicitaria: si vedano i molti centri commerciali e siti web dedicati al bricolage.

Ma il [grande] bricoleur non è qualcuno che sa fissare le mensole di un armadio o montare un tavolinetto IKEA. Il Bricoleur (con la B maiuscola) è qualcuno che elabora continuamente il materiale a sua disposizione e quello del mondo che lo circonda per escogitare possibilità combinatorie e creative. Si apparenta all’Archimede Pitagorico dei fumetti, all’alchimista dei secoli scorsi o agli sciamani delle culture altre.

Scriveva Claude Lévi-Strauss in “Il pensiero selvaggio” [1966, pagina 30 et infra]

pensiero-selvaggioIl bricoleur è capace di eseguire un gran numero di compiti differenziati, ma, diversamente dall’ingegnere, egli non li subordina al possesso di materie prime e arnesi, concepiti e procurati espressamente per la realizzazione del suo progetto; il suo universo strumentale è chiuso, e, per lui, la regola del gioco consiste nell’adattarsi sempre all’equipaggiamento di cui dispone, cioè ad un insieme via via «finito»di arnesi e di materiali, peraltro eterocliti, dato che la composizione di questo insieme non è in rapporto col progetto del momento, né d’altronde con nessun progetto in particolare, ma è il risultato contingente di tutte le occasioni che si sono presentate di rinnovare o di arricchire lo stock o di conservarlo con i residui di costruzioni e di distruzioni antecedenti. […]

I materiali del bricoleur sono elementi che si possono definire in base a un duplice criterio: sono serviti, quali termini di un discorso che la riflessione mitica smonta come il bricoleur smonta come una vecchia sveglia; e possono ancora servire per il medesimo uso, o per un uso differente se appena si modifica il loro primitivo funzionamento. […] ”

Il bricoleur, coscientemente o meno, ha come già accennato, uno spirito ecologico e di economia sostenibile che mal si apparenta con la continua offerta commerciale: se può, non compra, se può (e molto spesso si può) riutilizza: per lui non esistono materiali di scarto. Tutto può essere recuperato, tutto un giorno può essere utile. Prima o poi scatterà la scintilla neuronica che gli farà dire: “Toh, guarda, per fare questo potrei usare quel pezzo di lamiera della vecchia caldaia o il motorino elettrico della lavatrice in disuso“.

Fino arrivare al parossismo [psichiatrico] dell’accumulazione. Ho conosciuto più di una persona che a forza di accumulare oggetti che un ‘giorno chissà…’, ha riempito fino al soffitto il garage o lo scantinato, tanto a renderlo inutilizzabile [fino a qualche anno fa se ne poteva vedere un esempio nel garage di un’abitazione all’inizio di Via Ximenes, a Firenze.]

Lavorare con le mani è la ginnastica mentale del bricoleur. “Osserviamolo all’opera: per quanto infervorato, il suo modo di procedere è inizialmente retrospettivo: egli deve rivolgersi verso un insieme già costituito di utensili e di materiali, farne e rifarne l’inventario, e infine, soprattutto, impegnare con esso una sorta di dialogo per inventariare, prima di sceglierne una, tutte le risposte possibili che può offrire al problema che gli viene posto.” [Claude Lévi-Strauss, op. cit.]

Il bricoleur deve saper fare tutto: piallare, segare, fresare, saldare, avvitare, smontare, progettare, verniciare, sverniciare, cucire, costruire una barca, riparare un motore, allestire una casa sugli alberi.

Il bricoleur è, a volte, autore di invenzioni mirabili (poichè il Bricoleur è un inventore): ho visto biciclete mosse da avvitatori a pile, macchine per sbucciare i fichi d’India, presse per comprimere le foglie morte nelle buste (vuote) del latte, sistemi di carrucole e pesi per fare semplici fermaporte, progetti di teleferiche (ovviamente auto-costruite e con materiali di recupero) per alare barchette di 3-4 metri.

Non posso chiudere questa nota sul perfetto bricoleur senza citare quella che è stata la rivista culto del bricolage negli anni del dopoguerra e dalla quale sono tratte le immagini di questa pagina: Popular Mechanics (o alla versione italiana Meccanica Popolare).

Una rivista di puro spirito “new frontier” (e guerra fredda) dove tutto sembrava possibile: proposte che ora sanno di archeo-fantascienza ed agli antipodi del pensiero corrente. Con entusiasmo si facevano le lodi del nucleare, persino aerei atomici [con tanto di dispositivo per abbandonare in mare (!!!) il reattore in caso di pericolo. Ecologia? Mai sentito dire.]. Anche la posta sarebbe stata consegnata via razzo! [cfr. “Vestivamo da superman“, Dryson Bill].

Su Popular Mechanics, sopravvissuto in inglese (anche sul web), mentre la versione italiana è ora solo oggetto di collezionismo, si spiegava come farsi un kit del perfetto cercatore di uranio [!], e come tutto potesse essere realizzato in garage: dai mobiletti da cucina ai razzi fatti in casa, dai cappelli con radio incorporata agli, auto-aerei, auto-scafi a idrogetto, pattini a motore, mobiletti e quadretti di uno spiccato cattivo gusto tutto americano…

pirsigRobert Pirsig nello “Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” diceva che esistono due tipi di motociclisti-riparatori: il classico ed il romantico. Il classico di fronte ad un pezzo da riparare o sostituire prende il catalogo della casa madre e lo ordina; il romantico stacca, ad esempio, una strisciolina di latta da una lattina di birra e con quella ripara perfettamente. Entrambi saranno soddisfatti. Il risultato è lo stesso, l’atteggiamento mentale molto diverso. Il primo è un nevrotico, il secondo un narcisista. Il primo è dipendente da altri, il secondo, il romantico, è un Bricoleur, libero grazie alla sua arte di arrangiarsi.

Ecco, credo che sia per questa seconda categoria [alla quale appartengo] che ho deciso di allestire questo sito-galleria.

Simone Mazzucconi

[[email protected]]

Comments are closed.